'nta a terra unni a gioia canta e mori a pena

Eccomi

Utente: sarettamarotta
Chi sono? sono una che forse si fa tante pippe e viaggi mentali, però forse un pochettino di sale in zucca ce l'ha... o crede di avercelo! Sono una che fa finta di non saper prendere decisioni, ma che non sopporta più di tutti gli indecisi. Insomma, le idee chiare ce le ho e non s'è ancora capito se è il mondo intorno a me che sta coi prosciutti sugli occhi o sono io che vivo nella nuvoletta rosa. Sono una che ascolta i Pink Floyd e i Metallica, ma pure i Supertramp non dispiacciono. Veteromane, insomma, che una volta leggeva di tutto e divorava buoni libri, adesso ringrazio Dio se riesco a stabilire il nuovo record in velocità di studio dei miei libri di storia contemp, che è quello in cui sono laureata ed è quello che da cinque anni mi appassiona e ormai so che non voglio fare altro. Sono siciliana, ma nel sangue c'ho la nostalgia degli emigranti dell'800... faccio di tutto per tornare e non sentirmi sempre addosso quel senso di patria rinnegata che provo quando da Roma sbarco a Catania dal treno e mi salutano e riabbracciano le cose della mia isola, e la mia terra mi chiede di tornare, perchè c'è da fare, tanto da fare, e c'è bisogno anche di me... però noi siciliani c'abbiamo dentro sempre un po' di tristezza. ce la portiamo dietro ovunque e sappiamo che il nostro posto è il mondo,ma non ci sono altre radici che casa tua. perciò, ovunque mi porterà il "prossimo monsone", fosse pure un paesello di provincia di un'altra sgangherata regione, so che non potrò mai avere altra patria che la mia vittoria, in provincia di ragusa. Guarda il mio curriculum

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giovedì, 22 ottobre 2009
Lottizzare l'ora di religione a scuola

L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane già quest’estate era tornato nell’occhio del ciclone, con la famosa sentenza del TAR del Lazio con la quale sembrava impedirsi l’attribuzione del credito formativo da parte di questa materia per il conseguimento del titolo scolastico. Non solo, la sentenza sembrava anche voler impedire ai docenti di religione di prendere parte agli scrutini e ciò in opposizione a quanto stabilito dal Testo Unico in materia di istruzione che, nel 1994, attribuiva pari dignità agli insegnamenti di religione cattolica ed educazione fisica. Senza dimenticare il fatto che lo studente ha diritto di essere valutato in merito alla materia che ha liberamente scelto, sia essa l’ora di religione o l’attività alternativa. A far chiarezza comunque è intervenuto il regolamento sulla valutazione, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 agosto, che ha sottolineato che “la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica resta disciplinata dall’articolo 309 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297″ e anzi apre la possibilità di “eventuali modifiche” per l’attribuzione del voto numerico.

Qualche giorno fa invece la notizia della proposta Urso suscita un nuovo dibattito intorno all’insegnamento della religione cattolica. L’idea del viceministro alle attività produttive (!!!) di introdurre un’ora di “religione islamica” alternativa a quella “cattolica” ha condensato intorno a sé consensi e opposizioni. Al di là della questione di merito, in cui ci pare discutibile la motivazione secondo cui in questo modo si emanciperebbero i ragazzini musulmani dai “ghetti delle madrasse e delle scuole islamiche integraliste”, vorremmo ricordare alcuni punti.

1. La questione può suscitare un dibattito polarizzato intorno a “sì” e “no” solo in quanto si è totalmente travisato ormai il senso stesso dell’insegnamento della religione cattolica all’interno del sistema integrato di istruzione. Non si tratta infatti di un’ora di catechismo. Se così fosse, sarebbe abbastanza presuntuosa la proposta di Urso di sostituirsi a quelli che lui chiama “ghetti integralisti islamici”. Si tratta invece di una disciplina culturale nel quadro delle finalità della scuola, con la stessa esigenza di rigore e sistematicità delle altre discipline, volta ad approfondire quel fenomeno cattolico che che ha informato di sé per secoli la cultura dell’occidente e che costituisce il background della storia italiana passata ed attuale, perciò, come ha ricordato Benedetto XVI agli insegnanti IRC,”non richiede l’adesione di fede, ma assicura una riflessione argomentata sulle grandi domande di senso e sulla religione cattolica che offre i codici indispensabili per decodificare i segni della storia, dell’identità, dell’arte e della musica dell’Occidente e non solo”. Confondere questo insegnamento con il catechismo è invece prassi comune, confusione a cui sono soggetti non solo i polemisti, ma anche studenti, famiglie, e spesso, diciamocelo, anche gli stessi docenti a cui va attribuita parte della responsabilità del travisamento del programma IRC con quello che non è.

2. Proprio ieri l’altro è arrivata invece una proposta dall’assessore all’istruzione di Roma, Laura Marsilio, per l’affiancamento dell’ora di religione con un’altra SUPPLEMENTARE di storia delle religioni. Sembrerebbe una buona idea e un’ottima opportunità per gli studenti che ne facessero richiesta, anche se c’è giustamente da chiedersi a chi verrebbe affidato tale insegnamento. Se infatti tale attività dovesse tramutarsi in “vetrina” delle varie comunità religiose presenti sul territorio, si renderebbe un cattivo servizio alla scuola e agli studenti con una becera traduzione del sacrosanto diritto al pluralismo. Pluralismo non equivale infatti a bombardare gli studenti, sottoponendoli ad una battaglia ideologica che si combatte nel loro nome, ma che spesso li dimentica. Informazione e formazione sono cose diverse e occorre un personale docente qualificato, individuato dalla scuola anche all’interno delle comunità religiose se serve, ma che non trasformi quest’occasione in una sfilata di confessioni. Educare al dialogo interreligioso, conoscendo giustamente le varie tradizioni culturali e religiose con cui questa nostra Italia sta venendo a contatto, è un’altra cosa.

Tra l’altro pochi sanno che l’insegnamento IRC prevede già ampio spazio per la storia delle religioni e l’approfondimento del tema del dialogo interreligioso e interculturale. Ma del resto è difficile fidarsi di un docente designato dalla diocesi e non dalla scuola. Peccato che, effetti collaterali a parte, è certamente nel collegio docenti il più competente, da quando centocinquant’anni fa sono state abolite le facoltà teologiche dall’università di Stato. Ma questa è un’altra storia.

Quella vera, adesso, ce la stiamo giocando sulla pelle degli studenti. E sarebbe la buona volta che qualcuno si ricordasse che, ora islamica sì o no, sarebbe la loro formazione da mettere al centro, al di là delle esigenze di rappresentatività di ciascuno.

Postato da: sarettamarotta a 19:00 | link | commenti (2)
scuola

lunedì, 19 ottobre 2009
Se la religione diventa guerra di vetrine




Dichiarazione ANSA lazio su ora di interreligione aggiuntiva nella provincia di Roma


premettendo che, informata nel medesimo momento in cui viene chiesta uan opinione dal giornalista ansa su una decisione relativa al solo territorio di Roma, non si può pretendere di parlare a nome di una associazione nazionale, ma solo a nome proprio, chiarisco (in fretta) due punti:

sulla proposta della provincia di roma di fare ora AGGIUNTIVA di "interreligione"

ho detto che
1-si fa confusione sul ruolo dell'ora di religione che si pensa sia catechesi invece è approfondimento culturale di una tradizione religiosa che è stata e costituisce ancora una parte importante del patrimonio culturale italiano (stessa cosa non si può dire di altre tradizioni, almeno non allo stesso modo). se si vuol fare con gli studenti e questi lo accettano, approfondimento di altra tradizione culturale va bene, purchè si eviti la battaglia ideologica che passa sempre sopra la testa ed il bene degli studenti

2-ok all'ora integrativa se gli studenti la vogliono, ma si vigili sulla qualità della proposta formativa. chi la tiene? io ci vedo bene un insegnante di storia delle religioni qualificato, qualcuno indicato dal consiglio di istituto, che collabori col prof di religione cattolica (che anche se è scelto dal vescovo della diocesi è pur sempre il più qualificato nell'insegnamento della storia delle religioni, avendo licenza in teologia, che alle università di stato non c'è). assolutamente da evitare la vetrina dellle varie proposte religiose o si cade nella confusione e il pluralismo va ben interpretato: non è riempire il cervello degli studenti di informazioni che li lasciano in confusione peggio di prima, ma spiegare il senos profondo del dialogo interreligioso, del bisogno di religiosità dell'uomo, della visione dell'uomo rispetto a Dio che accomuna le culture nella ricezione dei diritti umani, ad esempio. una vetrina delle comunità religiose del territorio non fa il bene degli studenti

Postato da: sarettamarotta a 16:45 | link | commenti
scuola

martedì, 22 settembre 2009
Il TuttoGelmini

 

Ai valorosi che non si sono ancora persi d'animo in questo continuo rincorrersi di regolamenti, dichiarazioni, circolari e dpr che si modificano a vicenda nel mondo della scuola italiana vogliamo offrire un piccolo abbecedario delle cosiddette "riforme Gelmini" operative da questo anno scolastico 2009/2010. Partiamo dalle origini.

Era l'estate 2008 quando l'art.64 di quella che è diventata legge 133 (finanziaria) prevedeva un "piano programmatico" per la razionalizzazione de: a)l'organico del personale docente e ATA b)i piani di studio e relativi quadri orari c)rete scolastica. Una vera rivoluzione nella scuola di ogni ordine e grado, che però restava una "riforma" prevista in un provvedimento di natura economica più che in una legge pensata specificatamente per l'istruzione. In aggiunta a ciò, quindi, il ministro Gelmini a settembre 2008 ha fatto varare un proprio decreto, poi divenuto legge 169, tutto di iniziativa ministeriale. Prevedeva: 1)l'insegnamento di "cittadinanza e costituzione" 2)l'introduzione del voto di condotta 3)la valutazione in decimali anche alla scuola primaria 4)il maestro unico 5)il vincolo per le case editoriali di produrre nuove edizioni dei testi scolastici almeno dopo cinque anni.

Da queste due leggi madri (l'art. 64 della 133 e la 169) è discesa un'intera famiglia di dpr, regolamenti e decreti-legge, una babele che speriamo nelle prossime righe di districare per capire che fine hanno fatto tutti quei propositi di riforma annunciati.

Innanzitutto ecco cosa cambia alla scuola primaria: libera scelta del monte ore settimanale tra tre diverse opzioni: 27, 30 o 40 ore. Il tempo pieno dunque "resta", secondo le scelte delle famiglie e la disponibilità delle scuole. Il maestro unico è operativo, ma per compensare i "surplus" orari delle varie opzioni gli verranno comunque affiancati altri insegnanti: almeno quello di inglese, se il maestro prevalente non basta, e quello di religione. Eliminate le compresenze, le classi successive alla prima continuano a funzionare secondo i vecchi modelli orari.

Qualche novità anche nella riorganizzazione dei quadri orari delle medie e soprattutto delle scuole superiori, per le quali i vari indirizzi di studio sono stati raggruppati in 6 licei (artistico, classico, scientifico, musicale e coreutico, delle scienze umane, linguistico), 2 istituti tecnici (settore economico con 2 indirizzi, amministrativo e turismo, e settore tecnologico, con 9 curricula) e 2 aree professionali (settore dei servizi con 5 indirizzi al proprio interno e settore dell'industria e dell'artigianato). Scompaiono così i licei delle scienze sociali e socio-psico-pedagogico, che confluiscono nel liceo delle "scienze umane", e il liceo tecnologico, che diventa sperimentazione dello scientifico.

Novità poi nell'ambito della valutazione. Come ormai noto a tutti, sono in vigore i decimali per tutti i cicli. Il meccanismo di promozione, dopo la grande confusione a conclusione dello scorso anno, è stato invece chiarito: necessario il 6 in ciascuna materia (niente promozione col 6 di "media", dunque), ma in caso di qualche insufficienza, i docenti saranno chiamati a votare a maggioranza per l'ammissione agli esami e all'anno successivo.

Le tabelle della legge 133 imponevano poi la riorganizzazione della rete scolastica, dei criteri di aggregazione delle classi e la razionalizzazione dell'organico, prevedendo 45.000 tagli nel settore ATA (bidelli, segreterie, ecc) e 130.000 docenti in meno. Oltre a classi più numerose, la novità, è il caso di dirlo, più clamorosa è il fatto che le cattedre da quest'anno sono obbligatoriamente di 18 ore nello stesso istituto. Non esistono dunque cattedre a metà, tipicamente "precariali". I soprannumerari verranno trasferiti "d'ufficio". Il che spiega l'agitazione che è in corso in questi giorni nel mondo dei precari della scuola. Riguardo infine al meccanismo di "arruolamento" dei docenti, nulla di definito per il momento, se non un piano ministeriale che è più di una semplice dichiarazione d'intenti. Messo da parte il progetto Aprea, il nuovo meccanismo dovrebbe prevedere per l'insegnamento nel secondo ciclo (superiori e medie) un anno di Tirocinio Formativo Attivo (a numero chiuso) di 475 ore prima dell'immissione in ruolo dei nuovi docenti, per una didattica che non sia solo teoria, oltre all'attivazione di nuovi corsi di laurea magistrali abilitanti (a numero chiuso). Il numero di docenti sarà determinato dal fabbisogno, il che equivale nelle previsioni alla "fine del precariato". Per insegnare alla scuola primaria invece rimane abilitante la laurea in scienze della formazione (a numero chiuso, naturalmente!) seguita da tirocinio.

Saretta Marotta

Postato da: sarettamarotta a 02:19 | link | commenti
scuola

martedì, 15 settembre 2009
Bologna regala cultura a Bologna

Segnaliamo a tutti gli emiliano-romagnoli un'iniziativa culturale nel territorio di Bologna. Domenica 20 settembre 2009 un ciclo di incontri storico-culturali, con ospiti "di riguardo", come Romano Prodi, Francesco Guccini, Filippo Andreatta, Giuseppe Ruggieri, Alberto Melloni e altri, aperti gratuitamente a tutto il pubblico bolognese, festeggeranno dieci anniversari del novecento accounati dalla terminazione in... "punto9". 1909, 1919, 1929... dieci date per ricordare appuntamenti epocali della storia politica, della cultura, e perfino dello sport. Un regalo a Bologna da chi la cultura la fabbrica: le università, i centri di ricerca, l'informazione. Una cooperazione a costo zero per un "non-festival" offerto con riconoscenza ad una città che la cultura, prima di consumarla, la produce

Guarda il programma!


 

Il programma della giornata in via manzoni tra l'oratorio dei filippini e il museo medioevale:

1909 ROSSOBLU'

la nascita del bologna football club

Italo Cucci alle ore 10 nel cortile del museo medievale

1919 MARCONI

l'elettra e la radio

Gabriele Falciasecca alle ore 11 alla sala delle lapidi del museo medievale

1929 CROLLO

la prima crisi economica globale

Ferruccio De Bortoli alle ore 12 nel cortile del museo medievale

1939 GUERRA

esplode il secondo conflitto mondiale

Alberto De Bernardi alle ore 15 nella sala delle lapidi del museo medievale

1949 SCOMUNICA

la chiesa condanna i comunisti

Giuseppe Ruggieri alle ore 14 nel cortile del museo medievale

1959 CONCILIO

l'annuncio del vaticano II

Alberto Melloni alle ore 11 all' oratorio dei filippini

1969 LAVORO

dall'autunno caldo all'inverno freddo

Umberto Romagnoli alle ore 17 nella sala delle lapidi del museo medievale

1979 AYATHOLLAH

la (prima) rivoluzione islamica

Filippo Andreatta alle ore 15 sll' oratorio dei filippini

1989 EUROPA

dal crollo del muro all'unione

Romano Prodi alle ore 18 all' oratorio dei filippini

1999 DE ANDRE'

questa domenica in settembre

Francesco Guccini e Stefano Pivato alle ore 16 nel cortile del museo medievale

Postato da: sarettamarotta a 15:52 | link | commenti
storia

lunedì, 20 luglio 2009
Su Carretto...

CARLO CARRETTO

Piacere di conoscerlo!

1910, 2 aprile. - Nasce ad Alessandria, terzo di sei figli di una coppia di contadini, che, con Carlo ancora bambino, si trasferisce a vivere nella periferia di Torino. L’impronta salesiana dell’oratorio che lì la famiglia ha modo di frequentare farà sentire la propria influenza formativa su tutti i componenti della famiglia. Saranno in 4 i fratelli Carretto a farsi in seguito religiosi. Intanto, a diciotto anni, Carlo, proprio catturato dal messaggio salesiano, sceglie la professione di educatore ed inizia la sua esperienza di maestro elementare in provincia di Vercelli.

1928-1943, maestro. - A Torino Carlo conosce anche l’AC, su invito della figura carismatica del suo presidente diocesano, il medico genetista Luigi Gedda, che affascina il giovane maestrino e lo pone al suo fianco, portandolo con sé anche a Roma, dopo che in seguito Gedda, nel 1936, verrà chiamato alla presidenza nazionale della GIAC, l’allora “settore giovani” dell’AC. Per adesso Carlo prosegue gli studi, conseguendo la laurea in storia e filosofia e continuando ad insegnare alle elementari anche a Torino. Nel 1940 vince il concorso per direttore didattico e si reca a Bono, vicino Sassari, per il suo primo servizio. Ma sono gli anni del regime fascista: metodi e contenuti dell’operato educativo di Carlo non vengono apprezzati ed il direttore si ritrova dispensato dall’incarico e inviato al confino a Isili, in provincia di Cagliari, e poi rispedito in Piemonte dove gli è consentito riprendere il suo lavoro di direttore in una scuola elementare in provincia di Torino.

1943-1946, dirigente di AC. Con l’armistizio dell’8 settembre, Torino passa sotto il controllo dei repubblichini di Salò, i quali, non ricevendo da Carlo l’adesione al regime della repubblica, lo radiano dall'albo dei direttori didattici e lo tengono sotto sorveglianza. Intanto Carlo riceve da Gedda a Roma l’incarico di coordinare l’Azione Cattolica dell’Alta Italia, responsabilità che onorerà fino alla fine della guerra quando, nel 1945, Papa Pio XII e di nuovo Gedda lo inviteranno a collaborare alla creazione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici (AIMC). L’organizzatore fa di nuovo centro, e più tardi Gedda, lasciando la presidenza della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC) per passare a presiedere l’Unione Uomini di AC (il “settore adulti” maschile), caldeggia la candidatura di Carretto a suo successore. È il 1956: Carlo Carretto viene chiamato da Pio XII a presiedere la GIAC nazionale. Presidente generale dell’AC è Vittorino Veronese.

1946-52, la GIAC di Carretto – Sono gli anni della ricostruzione postbellica e postfascista del paese e anche dello scontro con i comunisti nel clima di guerra fredda. Anche l’Azione Cattolica contribuisce alla ricostruzione, preoccupandosi di collaborare al progetto nutrito da Pio XII di ricostituzione delle basi cristiane della società. La forza del numero sembra essere non solo un simbolo, ma anche un contenuto: è considerata la misura del successo dell’azione di apostolato. Sono quindi gli anni dell’attivismo militante. In occasione dell'80' anniversario della fondazione  della GIAC, il ramo maschile giovanile e più antico dell’Azione Cattolica, Carretto è organizzatore del celebre ed imponente raduno dei “baschi verdi”, i giovani di AC: è il settembre 1948 e in piazza S.Pietro sono in 300.000. Intanto, nel clima di internazionalismo seguito alla pace mondiale, collabora alla fondazione del Bureau International de la Jeunesse Catholique, di cui è vice presidente. Carretto è la guida delle folle, l’ispiratore di tanti giovani. Ma proprio per la sua lunga esperienza di responsabile dell’AC, comincia ad interrogarsi, insieme ai suoi compagni collaboratori alla GIAC, sui contenuti e metodi di apostolato “tra le masse”. Carretto & co vogliono curare soprattutto la formazione personale, spirituale e relazionale, dei propri associati e per concentrarsi su questo cominciano a divergere da quella che è la linea più generale dell’AC dettata da Gedda, più preoccupato in quel momento storico, assecondando le direttive di Pio XII, di collegare i cattolici all’azione politica. E proprio per questo conta sottolineare quei tre milioni e mezzo degli iscritti di cui l’AC in quegli anni dispone. È una tendenza da cui l’AC si distaccherà negli anni successivi, con quella progressiva “svolta religiosa” poi sancita dal rinnovamento statutario voluto da Vittorio Bachelet dopo il Concilio Vaticano II. La posizione della GIAC potrebbe quindi dirsi in una certa misura quasi un anticipo di profezia, in tempi ancora preconciliari. I dirigenti della GIAC invitano dunque dalle pagine dei propri giornali a rimettere al centro il primato dello spirituale. È in questi anni che la GIAC sceglie di affiancare alle specializzazioni verticali (per archi d’età), quelle “orizzontali”, ovvero per ambienti di vita: gli “uffici” studenti, operai, rurali diventano così movimenti articolati, come Gioventù Studentesca (poi MSAC), Gioventù Operaia, ecc.. Carlo vorrebbe una Chiesa aperta al contributo laicale e anche in questo anticipa molti temi del Concilio. Nel 1949 viene criticato per la pubblicazione di Famiglia piccola Chiesa, un testo per fidanzati cattolici, in cui invita a riconoscere più “decisamente” il dono sacramentale dell’amore. Il passaggio in cui immagina un “inginocchiatoio a due posti” nella camera da letto degli sposi provoca in qualcuno molte perplessità: si fa fatica ad  immaginare il rapporto di coppia come rapporto di preghiera e crescita condivisa nella fede. Le divergenze associative di Carretto e degli altri dirigenti della GIAC, tra cui anche Umberto Eco come collaboratore centrale della Gioventù Studentesca (l’allora MSAC), rispetto all’AC di Gedda quindi non sono solo sul piano politico. Il momento di tensione peggiore è nel 1952, l’anno in cui Gedda diventa presidente generale dell’AC dopo Veronese. È anche l’anno in cui si consumano in tutta Italia le elezioni amministrative. Il primo turno aveva visto una pericolosa avanzata delle sinistre, ma contemporaneamente anche la crescita di forze neofasciste e conservatrici, nell’esperienza del movimento sociale e del movimento monarchico. Per paura allora del pericolo comunista, considerato (erano gli anni della guerra fredda!) il male peggiore, nel mondo cattolico in tanti, anche nell’ambito della Santa Sede, sono disposti anche ad allearsi con le forze a destra, pur di mettere “in salvo” comuni e province. Mentre De Gasperi si oppone a questo progetto, Gedda lo caldeggia. L’Azione Cattolica stavolta non lo segue. In occasione delle amministrative di Roma nel maggio 1952, Gedda si ritrova solo, mentre tutti i rami, dalla GIAC alla Gioventù Femminile di Armida Barelli, alla FUCI, al movimento maestri e laureati, sono contrari all’operazione. Nel settembre 1952 anche per questo contrasto Carretto è indotto a rassegnare le proprie dimissioni da presidente della GIAC. A succedergli viene chiamato Mario Rossi, che avrà una sorte affine, se non più drammatica, più tardi, nel 1954, coinvolgendo anche le presidenze diocesane

1952-1964, il Sahara. – Anche prima di lasciare la GIAC, Carlo aveva iniziato un periodo di laboriosa e sofferta ricerca, cercando ancora il modo per arrivare au coeur des masses, come recita un libro che lo colpisce molto, scritto dal René Voillaume, fondatore dei piccoli fratelli di Gesù, la congregazione religiosa sorta nel 1933 sulle orme di Charles de Foucauld, l’eremita morto tra i tuareg, nel deserto del Sahara, nel 1917. Carretto partiva da un’esigenza spirituale che non sentiva trovare risposte adeguate nella vita associativa. “I cattolici hanno compiuto molta strada, ma oggi la loro macchina associativa gira a vuoto, o minaccia di girare a vuoto; e voi lo sentite. Lo sentono tutti. Perché? Perché non è più questione di formule, o di tecnica organizzativa. C’è una sola considerazione da fare: bisogna riprendersi sul piano interiore, cioè capire questo segreto fondamentale che è il segno della Croce, del disinteresse, della povertà, della misericordiosa azione di Dio, per cui le conquiste si fanno non con i piani strategici, ma soprattutto con la adesione volontaria alla passione di Cristo” Non si tratta di fuggire dal mondo, ma di non correre il rischio di perderne il senso. Un deserto non di sabbia sta chiamando, un deserto abitato, quello delle periferie e del mondo operaio, dove la presenza della Chiesa è fragile davanti alle intense sofferenze degli uomini. L’approccio della congregazione dei piccoli fratelli e delle piccole sorelle cerca l’incontro con questo mondo, ma partendo sempre dalla dimensione contemplativa del deserto. Non erano religiosi fuori dal mondo, ma il tempo con cui vivevano la cronaca che li interessava non era quello della politica. Questa risposta alle domande di Carlo lo convince. Lasciata la GIAC, l’8 dicembre 1954 Carlo parte per l’Algeria, proprio la terra nella quale più tardi si scatenerà la sanguinosa guerra d’indipendenza dalla Francia. Carlo raggiunge la prima fraternità dei piccoli fratelli, nel deserto del Sahara, dove si trova il noviziato, a El Abiodh. Lì ritroverà anche Arturo Paoli, che era stato assistente nazionale della GIAC negli stessi anni della sua responsabilità. Carlo diventa Piccolo Fratello. Per dieci anni conduce vita eremitica nel deserto, dove vive una profonda esperienza interiore, fatta di preghiera, silenzio e lavoro, accoglienza presso le tribù del territorio. Un’esperienza che esprimerà nei suoi libri, tra cui quello che ha fatto il giro del mondo, Lettere dal deserto, tradotto in più lingue e ancora bestseller per le generazioni di oggi.

1965-1988, Spello. – Rientra in Italia proprio alla fine del Concilio Vaticano II.  Ad un amico, Leonello Radi, già presidente della GIAC di Foligno, chiede aiuto per fondare in Umbria, vicino ai luoghi di S. Francesco, di Chiara, di Angela da Foligno, la prima fraternità in Italia dei piccoli fratelli di Gesù. Leonello riesce a far affidare alla nuova comunità l’ex convento francescano ormai abbandonato di San Girolamo, a Spello, e collabora per trovare umili “lavori” nelle campagne attorno a ciascuno dei piccoli fratelli (secondo la “regola” della congregazione). Carlo è entusiasta della nuova collocazione, sulle pendici del Subasio, e si fa animatore dell’apertura della fraternità a quanti, credenti e non, desiderino trascorrervi un periodo di riflessione e ricerca di fede. Preghiera e incontro: un silenzio che non separa dal reale, quello vero, quello dei problemi della gente, delle sofferenze interiori, delle testimonianze della Chiesa, della società civile. La fraternità di Spello diventa quindi sui generis, un centro di spiritualità per tanti, fondato sulla preghiera, il lavoro manuale e l’accoglienza nello scambio di esperienze. Tanti sono i giovani che trascorrono periodi più o meno lunghi di preghiera e lavoro a Spello, e che vengono a contatto con Carlo e con gli altri piccoli fratelli. Grazie allo spirito di iniziativa di Carretto e al prestigio di cui godeva, la comunità diventa polmone spirituale dell’Umbria e dell’Italia. Al convento si aggiungono man mano molte case sul monte Subasio, che vengono trasformate in eremi (Giacobbe, Elia, Charles de Foucault, Sant’Angela da Foligno, San Francesco, Santa Chiara, Beni Abbes…) Carlo sarà fino alla morte l'instancabile animatore di questo centro, noto in Italia e all'estero. Durante questi anni continua la sua attività di scrittore iniziata negli anni giovanili. Tra suoi numerosi libri, due editi dall’AVE: Ciò che conta è amare e E Dio vide che era cosa buona, scritto prima di morire, quando già stava male.I libri di Carlo sono diventati famosissimi, tradotti in diverse lingue e punto di riferimento per molte generazioni, riuscendo con l’arte della penna a comunicare la propria toccante e profonda esperienza di fede. La sua profonda interiorità dunque non lo isolava dal mondo, ma lo spingeva ad uno spirito di profezia e di servizio. Nel 1974, in occasione del dibattito sul divorzio, interviene sostenendo la posizione in senso favorevole alla legge. Famosa è la sua Preghiera per il referendum, pubblicata nel maggio 74 su “La Stampa”. Segue con partecipazione anche la vita dell’Azione Cattolica e nel 1986, dopo il convegno ecclesiale di Loreto, scrive una Lettera a Pietro dedicata a Monticone, presidente dell’AC, per riaffermare l’importanza dell’operato dell’Azione Cattolica nel panorama ecclesiale italiano.

1988, 4 ottobre. - Dopo lunga agonia, si spegne nel convento di S. Girolamo a Spello. È il 4 ottobre, lo stesso giorno della morte e della festa di Francesco d'Assisi. Sulla sua tomba, nel piccolo cimitero annesso al convento, una scarna lastra di pietra con impresso il cuore e la croce, disegno caro a Charles de Foucauld, sottolinea la semplice scritta “Fratel Carlo”

 
 
 
 
 
 
 
 

« Quando ero giovane non capivo perché Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle capo, suo successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un uomo che si spaventa per le chiacchiere di una serva, era un avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nella umiltà e nella coscienza della propria fragilità. No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra così debole, perché ne fonderei un’altra su una pietra ancora più debole che sono io. »

(Carlo Carretto Il Dio che viene)
 

« Se dovessi ricominciare da capo, farei l’Azione Cattolica. Quegli anni hanno messo le basi della mia vita cristiana. L’Azione Cattolica, l’idea di un prete che non deve essere solo, l’idea dei laici che non devono essere soli, quindi l’idea della comunità cristiana, che è stata ripresa dal Concilio Vaticano II, era già in quel tempo »

 (Carlo Carretto, Innamorato di Dio. Autobiografia)

 
 

« Questa volta dovevo dire di sì senza nulla capire: “Lascia tutto, e vieni con me nel deserto. Non voglio più le tue azioni, voglio la tua preghiera, il tuo amore.”Qualcuno, vedendomi partire per l’Africa, pensò ad una crisi di sconforto, di rinuncia. Nulla è più inesatto di ciò. Sono così ottimista per natura e ricco di speranza, che non conosco ciò che sia lo sconforto o la rinuncia alla lotta. No; fu la chiamata decisiva»

 (Carlo Carretto, Lettere dal deserto)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Per saperne di più su Carlo Carretto dai un’occhiata ai suoi testi editi dall’AVE e al libro biografico di Leonello Radi, Carlo Carretto a Spello, AVE editrice. Per un profilo biografico a più mani (tra le firme anche Paolo Trionfini e Franco Miano) vedi il testo edito dalle edizioni Cittadella nel 2008

Postato da: sarettamarotta a 17:23 | link | commenti (1)
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